Le bici cargo dalla Danimarca a Reggio

Nell’estate 2018 abbiamo trascorso una settimana in Danimarca ed abbiamo visitato in bicicletta Copenaghen e dintorni per capire qualcosa di più sulla ciclabilità danese. E non a caso appena rientrati in Italia abbiamo subito comprato una cargo bike! Sì, perché tra le prime cose che si notano a Copenaghen ci sono questi mezzi, a due o più ruote, diffusissimi, utilizzati per trasportare non solo cose, ad esempio la spesa od oggetti ingombranti, ma abitualmente anche i figli o gli animali. Un’ampia gamma di soluzioni (cassone anteriore, sedili per bambini, coperture in plexiglass o telonati…) adatte a tutti: trasporto merci (corrieri espresso, attività commerciali…) e privati. E naturalmente circolano con ogni condizione meteo, adeguatamente attrezzati.

In Italia questi mezzi cominciano a diffondersi, anche se un pò timidamente, ma ancora quasi esclusivamente per la logistica urbana, mentre i privati ancora sembrano non interessarsi: la cultura autocentrica è ancora troppo radicata e risulta difficile ai più pensare di sostituire l’auto con uno di questi fantastici mezzi. Avremo l’occasione di approfondire l’argomento con Linda Maggiori (blogger e scrittrice impegnata per l’ambiente) che abbiamo invitato il 6 aprile presso il Centro Sociale Orologio ore 21 a Reggio a presentare “Vivo senz’auto”, il suo ultimo libro, pieno di consigli, testimonianze ed esempi concreti per ripensare la nostra vita, la città e il modo in cui ci muoviamo.

Sicuramente, anche in una città come Reggio la cargo bike presenta tantissimi vantaggi nella logistica urbana ed è l’ideale per le piccole consegne in centro storico: costo sensibilmente inferiore rispetto ai furgoni commerciali, libero accesso ad aree pedonali e ZTL, libera circolazione anche in caso di limitazioni del traffico, agilità e velocità di spostamento nel traffico cittadino, possibilità di personalizzare il cassone a fini pubblicitari; non inquina, non fa rumore e… genera simpatia tra la gente che lo vede sfrecciare nelle strade del centro.        

Non a caso il PUMS in approvazione riconosce alla bici cargo un ruolo importante per la logistica urbana stimando che la ciclologistica possa coprire tra il 40 e il 50% dei viaggi attuali: consegna di documenti, ma anche il trasporto dei beni propri e in particolare degli acquisti, una serie di servizi quali la pulizia e la piccola manutenzione di strade e giardini, il commercio di strada, i servizi di polizia, i servizi postali,…

Nonostante limiti e problemi non manchino, ci attendiamo quindi che nei prossimi anni le cargo bike saranno ancora più competitive rispetto ai furgoni commerciali e che le vedremo quindi sempre più numerose sulle nostre strade.

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3 commenti

  1. Caro Presidente non per essere polemico, sai quanto amo questa città e l’ambiente in cui vivo, ma è impensabile parlare di bici cargo quando in gran parte delle ciclopedonali cittadine c’è spazio o per i pedoni o per le bici. L’esempio limite è rappresentato dal molto trafficato ponte di S Pellegrino dove ogni giorno qualcuno rischia la vita perché è ammesso il doppio senso sul marciapiede del ponte. A Reggio manca la segnaletica per le bici e quella che c’era è assolutamente illeggibile. Gran parte delle piste ciclopedonali sono occupate dai cassonetti della raccolta differenziata ed usate come parcheggi temporanei o come luogo di scarico per i fornitori di merce. Non paragoniamoci a Copenaghen dove le piste per le biciclette sono staccate da quelle per i pedoni e c’è lo spazio per i sorpassi e per i cargo. In Danimarca le biciclette sono obbligate a mantenere rigidamente la destra e non si trovano ciclisti sui marciapiedi contromano come avviene ad esempio sugli stretti marciapiedi di via Ariosto occupati peraltro dagli alberi e dai tavolini del bar a cui è stato concesso di tenere una distesa. A Reggio circolavano dei libretti sulle ciclovie pubblicati dal comune di Reggio che ho utilizzato al Sud per dare agli amministratori indicazioni precise su cosa sia una ciclabile e quali misure devono rispettare. E’ evidente che coloro che hanno amministrato il nostro comune non abbiano mai letto queste pubblicazioni che pure sono costate dei soldi pubblici. Ritengo che come Tuttinbici dovremmo concentrarci un pò di più per ottenere strade asfaltate e pulite e il rispetto delle codice della strada poi potremmo anche pensare ai cargo. Inoltre penso che i commenti dovrebbero essere pubblicati, anche se in forma anonima, anche se preferirei che sull’argomento si organizzasse un convegno pubblico di confronto con gli amministratori a livello di associazione su questi argomenti.

  2. Sono perfettamente d’accordo con te Gianni!
    La larghezza minima di una corsia ciclabile è di 1,5 metri, 1,25 m nel caso di corsia in ciclabile a doppio senso di marcia. Nel caso poi di una ciclopedonale la larghezza va aumentata. Si tenga poi conto che la larghezza massima del velocipede è di 1,30 m.

    Se continuiamo a tollerare e ad accontentarci del primato di km di finte ciclabili pro capite, non facciamo un grande favore alla nostra città ed all’ambiente. Se il problema nel progettare piste ciclabili a norma è la scarsità di spazio, bisogna ricorrere alle “strade ciclabili” strade in cui la precedenza è data alle biciclette e le automobili sono ospiti.

    https://ravel.wallonie.be/files/pdf/Documentation/Amenagements_cyclables/WaCy_rue_cyclable.pdf

    https://fr.wikipedia.org/wiki/Rue_cyclable

    Del resto Francesco nel suo articolo dice chiaramente che ci sono problemi d’infrastrutture mancanti o carenti.
    Il problema è che la bicicletta deve smettere di essere nell’immaginario comune uno strumento ginnico o l’accessorio della bicicletatta in stile greenwashing ma essere il veicolo per eccellenza sulle corte e medie distanze.

    Quanto ai commenti sul sito, sono moderati solo se anonimi, se ti registri solo il primo sarà moderato.

    Buona domenica, in casa! 🙁

  3. Sì, certamente le priorità sono quelle che avete indicato. La manutenzione della rete esistente, la realizzazione di superciclabili, risolvere i conflitti con i pedoni, con l’obiettivo di rendere la rete ben scorrevole. Ciò non toglie che già ora si possa far conoscere e promuovere un mezzo come la bici cargo. Uno dei nostri compiti è anche quello di provare ad anticipare i tempi, immaginando la mobilità del futuro: e in questo ci mettiamo anche la ciclologistica, come pure l’uso privato della cargo al posto dell’auto.
    Il fatto è che è un mezzo ancora non conosciuto o comunque non preso in considerazione, ma ormai sul mercato c’è davvero una gamma vastissima, di tutte le dimensioni e caratteristiche. E poi, anche se tecnicamente non si tratta di cargo, anche una normale bicicletta attrezzata con borsoni o cestini ben capienti può assolvere alla stessa funzione. Speriamo di riuscire a farci raccontare da Linda Maggiori la sua esperienza. A presto (speriamo)
    http://fiab-onlus.it/bici/notizie/notizie-varie/news-varie/item/2278-cargo-bike-tutto-quel-che-c-e-da-sapere.html

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