DA REGGIO EMILIA IN CORSICA, FRAMMENTI DI VIAGGIO IN BICICLETTA

Corsica 2019

Protagonisti, in ordine alfabetico:
• Claudio
• Enrica
• Luca
• Malvini
• Mara
• Massimo
• Miriam
• Nico
• Raffa
• Rita
• Stefano
e poi.. undici bici, tanto sole, mare e monti e una sola nuvola, apparsa solo verso la fine del film.

Regia di: Testa, Gambe e Cuore.

Tutto questo nel nord ovest della Corsica, dal 31/05 al 09/06 2019
600 km percorsi e 7.580 m di dislivello positivo.

Regioni percorse: Capo Corso, Nebbio, Balagne, le montagne del centro.

INTRODUZIONE
Il ritrovo è al porto di Genova, per il traghetto delle ore 21 diretto a Bastia. Due gruppi sono partiti in treno da Reggio in tempi diversi, perché i più arditi hanno deciso di fare, giusto come aperitivo, qualche km in più, scendendo dal treno ad Arquata Scrivia per raggiungere Genova in bici attraverso il Passo della Bocchetta.
Alla fine nessuno si è perso e ci siamo imbarcati tutti undici ciclisti sul traghetto, pronti per dormire “di coltello” sui vari divanetti a disposizione. Ed è qui che incontriamo per la prima volta Lilli, di cui parleremo.

Prima parte – LA NOVITA’
Siamo già a Bastia in direzione Capo Corso, come dicono le guide “circondato da torri genovesi è una terra di paesi di pescatori dove domina la macchia mediterranea”, e dove il primo di giugno si corre un rally d’auto valido per il campionato francese che proprio non fa amicizia con le nostre lente e silenziose biciclette. Ma resistiamo.
Il paesaggio incanta, perché a destra vediamo un bel mare, a sinistra boschi e ancora boschi, insomma per noi padani, che di solito incontriamo il grano a destra e la vigna a sinistra (e l’acqua è quella torbida dei canali), è un bel risveglio. Inoltre a ovest ci accompagnano a distanza le nostre isole d’Elba e Capraia.
Il “dito”, come chiamiamo noi Capo Corso, è sempre più gradevole, e ora che le rombanti auto da corsa le abbiamo lasciate alle nostre spalle, oltre alla bellezza del paesaggio, si fa strada anche il silenzio e la calma e i profumi di ginestra ed elicriso, che ci proiettano dritti nel mediterraneo (se già non ce ne fossimo accorti).
Dopo il primo giorno di pedale ho imparato che:
– i tratti di strada in pianura si trovano solo dai benzinai,
– ci sarà quindi da “sgognare”, ma con piacere perché ad ogni curva e ad ogni salita si apre ai nostri occhi un nuovo e sorprendente dipinto naturale;
– la lingua non è un problema, perché i Corsi sanno parlare italiano, oppure il corso (che mi è parso un misto comprensibile di nostri dialetti);
– il problema sono invece i soldi, perché costa tutto troppo.

Seconda parte – LA GRANDE BELLEZZA
Il quarto giorno di viaggio da Calvi a Porto, e poi ancora la prima parte del quinto giorno con l’attraversamento delle Calanche, si percorrono 100 km di rara bellezza e armonia, senza un metro di strada o paesaggio superfluo simile al precedente. Pedalata dopo pedalata, in salita o discesa che sia, il paesaggio cambia e diventa sempre più ameno, insomma regala emozioni.
Si imbocca la strada D81b e poi la D81, superando Bocca Serria, Bocca Bassa, Galeria, Col de Palmarella, Col de La Croix, fino a Porto dove si trascorre la notte.
Il giorno successivo, diretti a Sagone, si attraversano Les Calanche, incantevole territorio giudicato di interesse mondiale dall’Unesco, un giardino di pietra ocra e rossa a strapiombo sul mare, con rocce scolpite dal vento e dal mare “che assumono tutte le forme come una moltitudine fiabesca”.

Terza parte – LA SERENITA’
E’ proprio in questo quarto giorno che il nostro M., Capitano di lunghe cavalcate, mi insegna la serenità di trovarsi a Galèria con il cambio della bici non semplicemente rotto, ma spezzato in due, quindi appiedato con la bici fuori uso. Galèria è un paesino sul mare esattamente equidistante da Calvi e Porto, quindi lontano dal “mondo come lo intendiamo noi” e con la prima “diligenza” utile il giorno dopo.
Con calma e gesso il nostro Capitano si procura un passaggio per arrivare a Calvi per comprare il cambio nuovo, e tornare in paese. Poi si deve montare il cambio nuovo e registrarlo. Il giorno dopo, insieme alla moglie, R. ed M. ci raggiungono a Sagone, con più di 100 km da percorrere (tutti sali e scendi). Beh? Bravi.

Quarta parte – LA MONTAGNA
Non essendoci trasporti pubblici che caricano le nostre bici, se vogliamo tornare a casa dobbiamo per forza varcare la montagne per raggiungere il porto di Bastia. E in Corsica non si tratta di colline, ma di vere montagne che ci aspettano al varco: Col de Sevi a 1.101 m e Col de Vergio a 1.477 (la nostra Cima Coppi).
Dover raggiungere i due valichi partendo dal mare (Sagone) ci preoccupa, e per questo decidiamo di spezzare la salita in due tappe, cercando riposo notturno a Evisa, 830 m sul livello del mare.
Nella prima tappa quindi superiamo non senza difficoltà Col de Sevi (da 0 a 1.100), dove sul valico ci accoglie un bel branco di maiali al pascolo che, con spirito di ospitalità, vorrebbero pranzare con noi. (Si dovranno però accontentare solo di un pomodoro e una mela).
Si arriva ad Evisa, piccolo paese montano con solo 250 abitanti, circondato da castagneti. Si affaccia sul golfo di Porto, che si intravede lontano dalla strada principale, con tanto di barca che veleggia sul mare. Sembra un quadro finto commissionato dalla Pro Loco, e invece è tutto vero, come vera è l’aria frizzante che arriva dal mare e ci avvolge di benessere. (Si pensava anche alla meritata cena che ci aspettava…).
La seconda tappa ci spaventa, ma in realtà si dimostra più semplice del previsto. Sarà la bellezza della Foresta d’Aitone, un vero e sorprendente ambiente alpino che ci distrae dalla fatica, ma la salita si snoda senza troppe difficoltà e a metà mattina siamo già a Col de Vergio.
Qui ci aspetta una circostanza che mai mi è capitata, e mai mi capiterà ancora: i prossimi 40 km saranno di discesa ininterotta che ci porteranno a Pont de Castirla nei pressi di Corte, la prossima meta notturna.
Tutta la fatica fatta per l’ascesa ai monti viene ripagata da questi 40 km discendenti che attraversano la Foresta di Valdu-Niellu (abeti, castagni, betulle come fossimo sulle Alpi) e poi la sorprendente Scala di Santa Regina, una stretta gola di granito sul fiume Golo. Il tutto talmente bello che si tende a rallentare la discesa, giusto per godersi meglio e più a lungo il paesaggio.

Quinta parte – IL RIENTRO
Come tutte le cose belle hanno una fine, anche il nostro tour ha le ore contate. Ma in fondo molti di noi hanno voglia di tornare. O no?
Cosa ci rimane della Corsica? Ognuno avrà la propria risposta, di certo la consapevolezza di aver trascorso una settimana a stretto contatto con un territorio sorprendente per la varietà di paesaggi naturali che ci ha presentato chilometro dopo chilometro. E anche la conferma che solo in bicicletta (come forse anche a piedi) si ottiene un forte legame con l’ambiente che ci ospita: la natura con i suoi paesaggi piacevoli ma anche difficoltosi (che in auto non te ne accorgi), colori e profumi che ti entrano e le persone del posto, riservate ma, così mi pare, di una gentilezza antica e garbata, cioè non interessata, “come era una volta” anche da noi.

Lati positivi, tanti: sole, mare montagna, boschi, aria buona, fresca e asciutta, paesaggi, paesi, bei campeggi, persone riservate ma cordiali, poco o mai vento, strade ben mantenute e segnalate.

Lati negativi, pochi: auto guidate troppo velocemente, treni che non caricano le bici, costo della vita più caro del 25%.

Postfazione – LA LIBELLULA OLANDESE
Incontrata per la prima volta sul traghetto d’andata, Lilli la solitaria “olandese volante” in sella alla sua bicicletta percorre anche lei la Corsica, e come una libellula (che un po’ le assomiglia) ogni tanto ci viene incontro e ci saluta. E’ diretta solitaria in Sardegna, e poi Campania e Basilicata e poi non sappiamo dove si poserà ancora.
Mi piace pensare che un cicloviaggiatore abbia le ali, come quando da bambino con la mia biciclettina mi sembrava di volare e di acquisire libertà.
Buon viaggio Lilli, e quando puoi racconta in giro di noi undici, che tutto sommato abbiamo sempre sorriso sui nostri pedali. Come canta Paolo Conte: “quel naso triste come una salita, quegli occhi allegri da Italiano in gita”.

Considerazioni personali di Luca M.

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