Coronavirus ed inquinamento.

Tutti ci siamo accorti che l’inquinamento è calato immediatamente con le limitazioni ai movimenti dettate dalle ordinanze del governo per limitare la diffusione del Coronavirus.
Qui sotto alcuni dati, ma non voglio soffermarmi sui numeri anche perché tantissime possono essere le obiezioni. C’è stato vento, è piovuto, ma sia dalle centraline Arpae che da quelle della rete centralinedalbasso l’andamento delle PM10 non è stato mai così basso come dall’introduzione delle limitazioni del 23 febbraio.

Cercando di semplificare la crisi Covid-19 ci ricorda che clima, salute e azioni dell’uomo sono collegati. Dobbiamo rispettare la biodiversità, smetterla di spremere la terra delle sue risorse, tornare ad un’alimentazione sana. La sovrappopolazione e la crescente frequenza e rapidità dei nostri spostamenti sono fattori di rischio per lo scatenarsi di un’epidemia.

L’impatto del clima sulla salute è aggravato anche dalle minacce alla sicurezza alimentare (per siccità e minor resa delle colture), e dai pericoli derivanti da eventi meteorologici estremi (come le alluvioni), incendi, inquinamento atmosferico e ondate di calore. Notiamo anche che le attività antropiche che causano le emissioni possono esse stesse causare danni diretti alla nostra salute. Dai decessi prematuri per l’inquinamento atmosferico, all’aumentato rischio cardiovascolare e di morte prematura per consumo di carne rossa, salumi e insaccati.

Se vogliamo sconfiggere la paura delle epidemie, allora facciamo attività fisica, mangiamo sano, ricicliamo i nostri abiti, non usiamo l’auto, e chiediamo ai nostri politici di iniziare a parlare seriamente di mitigazione e adattamento. E laviamoci le mani.

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